Che cos’è l’amministratore giudiziario del condominio
L’amministratore giudiziario del condominio è una figura prevista dall’ordinamento italiano per garantire la continuità gestionale quando i condomini non riescono — o non vogliono — provvedervi autonomamente. Non si tratta di una misura eccezionale in senso assoluto, ma di uno strumento di tutela che il legislatore ha introdotto per evitare che situazioni di blocco decisionale o assenza di gestione producano danni al patrimonio comune e ai singoli proprietari.
Il fondamento normativo si trova nell’articolo 1129 del Codice Civile, così come riformato dalla Legge 220/2012 (la cosiddetta riforma del condominio), che disciplina sia la nomina ordinaria da parte dell’assemblea sia quella straordinaria da parte dell’autorità giudiziaria.

Quando può essere nominato un amministratore giudiziario in condominio
La legge individua alcune situazioni specifiche in cui è possibile — o necessario — ricorrere al tribunale per ottenere la nomina di un amministratore giudiziario. Conoscerle è utile sia per i condomini che si trovano in difficoltà, sia per chi vuole comprendere i propri diritti.
1. Condominio privo di amministratore
Il caso più frequente si verifica quando il condominio è rimasto senza amministratore: l’incarico è scaduto, il professionista si è dimesso, è stato revocato oppure è deceduto, e l’assemblea non riesce a eleggerne uno nuovo. In questi casi, ciascun condomino può rivolgersi al tribunale del luogo in cui si trova il condominio e chiedere la nomina di un amministratore giudiziario.
L’impossibilità a procedere non deve necessariamente derivare da conflitti gravi: è sufficiente che l’assemblea non raggiunga il quorum deliberativo necessario per eleggere un nuovo amministratore, situazione che si verifica con una certa frequenza nei condomini piccoli o in quelli caratterizzati da forte conflittualità tra i proprietari.
2. Gravi irregolarità nella gestione
Un secondo scenario, più delicato, riguarda i casi in cui l’amministratore in carica ha commesso gravi irregolarità nella gestione del condominio. In questa ipotesi, uno o più condomini possono chiedere al tribunale non solo la revoca dell’amministratore, ma anche la contestuale nomina di un amministratore giudiziario che garantisca la continuità amministrativa.
Le irregolarità che possono giustificare questo intervento includono: omessa o irregolare tenuta della contabilità, mancata convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto, utilizzo improprio del conto corrente condominiale, inerzia di fronte a situazioni che richiedono interventi urgenti sulle parti comuni.
3. Assenza di nomina nei condomini sopra gli otto partecipanti
Nei condomini con più di otto partecipanti, la nomina dell’amministratore è obbligatoria per legge. Se l’assemblea non vi provvede, ciascun condomino ha diritto di rivolgersi al tribunale affinché provveda in via sostitutiva con la nomina di un amministratore giudiziario del condominio.
Domande frequenti sull’amministratore giudiziario in condominio
Chi può chiedere la nomina di un amministratore giudiziario?
Qualsiasi condomino ha il diritto di ricorrere al tribunale competente per richiedere la nomina di un amministratore giudiziario, nei casi previsti dall’art. 1129 del Codice Civile.
Quanto dura l’incarico dell’amministratore giudiziario?
L’incarico dura fino a quando l’assemblea dei condomini non è in grado di procedere autonomamente alla nomina di un amministratore ordinario, oppure fino a diversa disposizione del tribunale.
L’amministratore giudiziario può essere revocato?
Sì, l’amministratore giudiziario può essere revocato dal tribunale che lo ha nominato, su istanza dei condomini o d’ufficio, qualora vengano meno i presupposti della nomina o emergano irregolarità nella sua gestione.

